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Villa Beccaria

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Villa Beccaria
Sopra una piccola punta sporgente del lago, verso l'Isola Comacina, sorge la villa che fu di Giulio, figlio di Cesare Beccaria. Qui Cesare riceveva amici, giuristi e filosofi, con i quali discuteva i problemi per l'opera che stava scrivendo: "Dei delitti e delle pene".
Qui visse e morì Giulio, che fu zio materno di Alessandro Manzoni.
Successivamente vi risiedette a lungo lo storiografo Cesare Cantù con la figlia Rachele, sposata all'onorevole Villa Pernice, deputato nel primo parlamento italiano. Rachele Cantù fu pittrice e dama colta, fondò un salotto letterario chiamato "Accademia dei pedanti" frequentato da scrittori, critici e artisti, che d'estate si riunivano nel parco della villa.
La villa passò successivamente in eredità alla signora Rachele Martelli, moglie di Emilio De Marchi, mutò il suo nome e si chiamò "Villa Rachele".
La facciata è a tre piani, al pianterreno si apre una grande terrazza semicircolare affacciata alle acque; da un lato c'è l'imbarcadero.
La villa costituita da un corpo unico di fabbricato, ha caratteri dei primi anni dell'Ottocento, come attestano la sua struttura e le decorazioni degli ambienti.
In una radura sul fondo dei viali dei cipressi sorge il monumento funerario dei coniugi Giulio e Antonia Beccaria Bonesana Curioni. Fu eretto nel 1858; nel basamento sono murate due lapidi: la prima dedicata alla memoria del marchese Giulio Beccaria, spentosi in quell'anno, la seconda , del 1866, a ricordo della sua vedova, Antonia Curioni.


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