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Villa d'Este

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Villa d'Este
E' un luogo pieno di fascino; le bellezze naturali e l'architettura compongono un quadro indimenticabile, reso ancor più interessante dalle memorie storiche.
E se tutta questa costa lacustre è suggestiva, la Villa d'Este ne costituisce la gemma.
Qui, fra boscaglie e prati, di fronte al lago, il Vescovo di Como Gerardo Landriani fondò nel 1442 un convento di suore, asilo di pace monastica e sede ideale per la vita di preghiera.
Ma dopo oltre un secolo il chiostro era cadente; la comunità religiosa fu trasferita altrove ed il Cardinale Tolomeo Gallio demolì la vetusta dimora e costruì, su progetto del Pellegrino Pellegrini, fra il 1565 e il '70, un'ampia residenza per la villeggiatura.
Questo palazzo, appartenuto ad una tra le famiglie più agiate e più potenti di Como, si chiamò Villa Garrovo, dal nome del piccolo corso d'acqua che attraversa il parco e sfocia nel lago presso l'ingresso del viale.


L'accesso all'edificio per via di terra era da principio disagevole e si preferiva arrivarci per via d'acqua. Un piacevole giardino, non ampio come il parco odierno, racchiudeva con una fascia di verde e di aiuole fiorite l'amena dimora.
Ai tempi del cardinale la villa ospitò letterati, uomini politici, dignitari della Chiesa. LA fama della sua bellezza e della vita che vi si svolgeva erano tali che il figlio d'un sultano del Marocco volle, nel corso d'un viaggio in Europa, visitarla.
Alla morte del Cardinale la villa passò ai nipoti, ma fu scarsamente curata e subì un periodo di decadenza.
Nel 1749 fu affittata come casa per gli esercizi spirituali dei Gesuiti, tornando quindi all'originaria funzione ecclesiastica; nel 1769 venne presa in affitto dal conte Mario Odescalchi, e nel 1778 da un colonnello dell'esercito austriaco, il conte Marliani, che vi fece qualche lavoro di adattamento e restauro.
Nel 1784 il palazzo ed il giardino toccarono a uno degli eredi del marchese Bartolomeo Calderara, uno dei più ricchi nobili milanesi, e vennero rimessi in ordine. Il parco vecchio fu ricostituito con l'antico impianto all'italiana, invece altre aree attigue ebbero nuove piantagioni, disposte all'inglese.


Il parco attuale è ben più ampio che nel '500, perchè il Calderara acquistò terreni confinanti. Fu ricomposto e restaurato lo scenografico viale in salita, col suo Ninfeo d'invito, detto "il Mosaico", con la bellissima catena d'acqua a cascatelle, unica in Lombardia, e con il tempietto o ninfeo terminale, ove campeggia il gruppo neoclassico di Ercole e Lica.
Riamsta vedova la Calderara sposò il conte Domenico Pino, valoroso generale napoleonico. Per lui ella fece costruire nella zona nord del parco, in alto, una finta fortezza, a ricordo di una delle battaglie da lui combattute in Spagna. E qui più di una volta furono portati i cadetti della Scuola Militare di Milano a svolgere grandi manovre e battaglie, con lancio di razzi e fumate.
Nel 1814 ebbe luogo un fatto saliente nella storia della villa: la principessa Carolina di Brunswick, consorte del principe reggente d'Inghilterra, fu ospite dei Pino durante un viaggio sul lago e decise di acquistare la villa.
L'anno seguente il contratto fu perfezionato e la principessa si stabilì a Cernobbio in via definitiva. La borgata divenne, così, una specie di piccolissima capitale, frequentata da altissime personalità. Fu quella dama singolare, avventurosa e davvero poco regale nella vita privata, a battezzare Villa d'Este l'insigne edificio, che essa sontuosamente restaurò, ampliò, rese degno di ospitare una corte gaudente e spensierata, che qualcuno chiamò la piccola Versailles.
Affascinata dalle memorie storiche del suo casato, che si riteneva disceso da un Guelfo d'Este, essa volle ricordare la dinastia estense nella sua dimora.
Fece ampliare la vecchia piccola via d'accesso trasformandola in un bel viale e d anzi fece rifare a su4e spese un lungo tratto della via Regina, raccolse una notevole biblioteca, migliorò la decorazione delle sale, ma fece togliere dalla sala conversazione la tappezzeria con le N voluta dal generale Pino in onore a Napoleone.


Costruì un teatrino, nel quale organizzò recite e drammi; tale vano si chiama oggi impropriamente "Hotel de la Reini d'Angleterre".
Alle frequentissime feste che l'allegra principessa dava a Villa d'Este non mancavano agenti segreti inviati da Londra per riferire al consorte, futuro re Giorgio IV, ogni particolare della vita che si svolgeva a Cernobbio.
Furono quelli gli anni di massimo splendore della villa.
Dell'edificio, che è stato successivamente ampliato, le vecchie stampe permettono di ricostruire i caratteri. Era costituito da un corpo centrale a due piani e da due laterali ad un solo piano. L'odierna spianata antistante, con la terrazza affacciata sul lago, era di modeste proporzioni.
Il vestibolo immetteva dal porticato, in una prima sala, nella sala di ricevimento; seguivano la sala "cinese" e l'"inglese" e la galleria di conversazione, la Sala Napoleonica.
Accanto alla sala da pranzo, i locali di servizio.
Dalla sala di ricevimento si accedeva alla biblioteca, che al tempo di Carolina era piena di quadri, di medaglioni, di stampe raffiguranti i duchi d'Este.
Un originale appartamento, di quattro sale, dette la greca, la romana, l'etrusca, l'egiziana, stava accanto alla galleria Napoleonica.
Nel 1820 Carolina lasciò l'Italia, illudendosi di potersi sedere sul trono d'Inghilterra; morì invece il 7 agosto 1821 all'età di 53 anni. E per la villa iniziò un periodo di abbandono.
La proprietà passò ai principi di Torlonia, indi agli Orsini. Nel periodo 1820-34 la villa non fu curata, tranne nel 1825 per la visita di Francesco I.


Venne poi acquistata dal barone Ippolito Ciani. Costui, fervido assertore degli ideali di indipendenza italiana, costituì a Villa d'Este un centro di attività patriottiche e di cospirazioni.
Si allestirono feste mondane , nelle quali però si tramava per la grande opera di indipendenza.
Nel 1860, conseguita l'unita d'Italia, il Ciani diede qui una grande festa in costume.
Un nuovo periodo di splendore e di inaudita magnificenza ebbe la villa dal 1868 in avanti, quando vi risiedette Maria Feodorowa, zarina madre di Russia, venuta a cercare in questo ambiente di bellezza e di pace un meritato riposo dopo una vita densa di avvenimenti.


Ricevimenti, feste con fiabesche luminarie nel parco e sulla costa, fuochi d'artificio e musiche.
La zarina dopo due anni partì e tornò a regnare il senso triste dell'abbandono.
Nessun sovrano o principe, nessuna famiglia voleva più assumere le enormi spese della manutenzione del palazzo e del parco. Essi pertanto sarebbero andati incontro ad un periodo di decadenza, se un gruppo di gentiluomini, fra cui il conte Bellinzaghi e il senatore Besana, non avesse costituito la Società Villa d'Este, che nel 1873 trasformò l'antico edificio in un fastoso albergo, che divenne presto celeberrimo ritrovo internazionale ad alto livello.


L'edificio fu ampliato a più riprese, conservando però in gran parte il carattere stilistico originario.
Moltissime opere d'arte arricchiscono il palazzo e il parco; alcune risalgono ai tempi dei primi proprietari, altre sono state acquistate successivamente.

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