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Villa Gallio

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Villa Gallio
Il palazzo di Gravedona è la più settentrionale delle residenze signorili lariane.
Il fondatore di questo palazzo fu il cardinale Tolomeo Gallio, conte e signore delle Tre Pievi di Gravedona, di Sorico, di Dongo, il quale attratto dalla mitezza del clima e dall'amenità del luogo, ornò il nobile borgo di Gravedona di amplissimi edifici, orti, fonti, piscine.


L'edificio non sorse come villa estiva ma come sede feudale, allorché il cardinale ottenne da Filippo II l'investitura della contea.
L'edificio ha pianta quadrata, con torri angolari come i castelli, ma è ingentilito da tre ordini di finestre; la facciata verso il lago e quella a monte si aprono a loggiati a tutti i piani.
Le torri a loro volta recano eleganti belvederi a logge.
Il ritmo compositivo, le proporzioni elette, il modo dell'impiego della bugne, i timpani e tutta la struttura dell'edificio rivelano la concezione architettonica geniale ed armonica del Pellegrini.
Il palazzo venne edificato sopra i resti dell'antico castello di Gravedona: il muro che cinge il giardino verso Domaso e l'altro levatesi sulla scogliera verso il lago sono molto più vetusti del palazzo stesso, perchè vennero risparmiati dalla demolizione del castello e utilizzati per fare i terrapieni.
La facciata a monte, dove si apre l'ingresso, ha due piani, invece la fronte verso il lago e le laterali hanno tre piani.


La fronte sul lago presenta tre loggiati sovrapposti: il primo con archi retti da lesene doriche, il secondo con archi e colonne doriche con parapetto a balaustre, il terzo con colonne dsoriche ed architravi, pure con balaustre.
All'interno, un enorme salone, di quasi 22 metri per 11, va dal portico d'ingresso fino al loggiato opposto e raggiunge in altezza due piani, riconoscibili all'esterno per i due ordini di finestre: quelle del piano nobile e quelle più piccole al piano superiore. Ai lati vi è una fuga di stanze, decorose e spaziose, cui il salone centrale fa da grande vestibolo.
Sigismondo Boldoni decantò la dovizia delle suppellettili e delle opere d'arte del palazzo, lo splendore dei giardini.
Cambiati i tempi, il palazzo fu adibito ad ospedale, all'inizio del secolo XIX; e poi passò per varie mani.
Il giardino, forzatamente legato alla struttura dell'antico castello ed alla necessità di incorporare i resti della cerchia fortificata, si imposta su ampi bastioni panoramici, che dominano il lago ed il paesaggio circostante.
Piccole aiuole all'italiana, analoghe a quelle formate nel secolo VI, arricchiscono lo spiazzo e i terrapieni; a tergo si leva un complesso di alberi d'alto fusto che , pure in un'area limitata, forma un fondale completamente coerente col monumento.



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