Villa Pliniana - A.G.D. Como Onlus - Associazione di aiuto ai giovani diabetici -





Vai ai contenuti

Villa Pliniana

Argomenti trattati > Como città e territorio > Le ville

Villa Pliniana
La Villa Pliniana sorge in un'insenatura isolata, solitaria tra folta vegetazione e roccia calcarea, nelle immediate vicinanze del torrente della valle del Coloreè, che si getta nel Lario con una cascata di circa settanta metri.
Può essere raggiunta a piedi percorrendo la caratteristica strada pedonale che attraversa i boschi e che prende il via presso la chiesa di San Giovanni oppure può essere raggiunta via lago; dall'imbarcadero si sale al giardino attraverso un passaggio sotterraneo.
Al fianco del palazzo sorgono altre due costruzioni: la cappella dedicata a S.Francesco e quella che fu l'abitazione del giardiniere-custode.

Questa villa è sempre stata considerata una delle più interessanti del lago di Como e, a suo tempo, fu dichiarata monumento nazionale.
Da molti anni purtroppo mostra i segni di un notevole degrado; ma già altre volte nel corso della storia che conta 420 anni dalla costruzione, si trovò in analoghe simili condizioni, risorgendo poi per opera di proprietari appassionati.
Questa considerazione fa sperare che essa torni presto allo stato di decoro che le si addice; un inizio di speranza si è già avuto alcuni anni fa quando gli attuali proprietari e l'Amministrazione Comunale di Torno presentarono all'esame degli organi competenti un progetto di "recupero del complesso storico a scopi sia privati che pubblici".
Attualmente non è però aperta alle visite del pubblico.


Il nome "Pliniana" le fu attribuito per il fatto che i due Plinii furono i primi a descrivere la sorgente intermittente che sgorga dalla roccia in una forra detta l"orrido", oggi racchiusa e nascosta dall'edificio.
La fonte scaturisce dal monte fra strati di "pietra di Moltrasio".
Quando è in piena, l'acqua invade uno spazio di circa 5 metri, dove sono state poste ad ornamento 5 colonnine con capitelli romanici. Quando è in magra, lambisce appena il piede delle ultime colonnine di destra.


Dopo Plinio numerosi furono gli scrittori che parlarono della fonte, tra cui Leonardo Da Vinci che la visitò tra il 1482 e il 1499 quando soggiornava a Milano.
Nel 1532 Paolo Giovio – celebre storico comasco – cercò invano di acquistare il terreno che oggi ospita la villa, nonostante egli per l'acquisto avrebbe avuto l'aiuto finanziario di Papa Clemente VII.
Miglior sorte ebbe invece nel 1573 Giovanni Anguissola, piacentino, nominato governatore di Como, che acquistò la fonte Pliniana ed i terreni circostanti per costruire una casa di villeggiatura.


In soli tre anni, nel 1577, i lavori di costruzione dell'immobile furono conclusi.
Purtroppo potè goderla ben poco, perchè morì il 26 giugno 1578.
I suoi funerali furono solenni nella chiesa di S.Cecilia a Como e grande fu la partecipazione dei Comaschi.
Alla morte del conte l'eredità passò al nipote Giulio, che abitando a Piacenza, era poco interessato alla Pliniana e nel 1590 la vendette, pare per una cifra irrisoria, a Pirro Visconti Borromeo, che la rese sfarzosa ma poi i suoi eredi ne ebbero poca cura, tanto che quando essa divenne proprietà del tornasco Francesco Canarisi, nel 1676, questi la trovò in uno stato di grande abbandono.
Con i Canarisi la Pliniana raggiunse il massimo lustro, sia nel fabbricato che nel giardino.
Essi fecero della villa il sacrario della famiglia, riempiendola di lapidi commemorative, molte delle quali sono ora al Museo Giovio di Como. Non mancò un ossequio ad uno dei due Plinii, ai quali vennero dedicate le due sale del piano nobile, ornate di fregi e illustrate con motti presi dalle opere di Plinio il Vecchio.
Tali ornamenti vennero poi ricoperti da tappezzerie.
Dopo circa un secolo e mezzo dall'acquisto della Pliniana, un altro Francesco Canarisi alienò tutti i beni di Torno e si stabilì nella sua ultima proprietà a Grandate, nella villa oggi occupata dalle monache Benedettine.
Ancora prima della vendita avvenuta nel 1831 da parte del detto Francesco, per la Pliniana era già iniziato un periodo di abbandono, come si deduce da una lettera scritta nel 1818 dal poeta inglese Shelley.

Passata poi attraverso tre proprietari intermedi, nel 1840 fu acquistata per £58.000 dal principe Barbiano di Belgioioso Este. Egli l'adornò sontuosamente portandola al suo ultimo splendore, e ci visse per otto anni consecutivi con un'amante di ben 18 anni più giovane di lui: Anna Berthier di Wagram. Anna era fuggita da Parigi con Emilio nel 1843, lasciando il marito e una figlioletta; ma dopo otto anni, lasciò anche Emilio, continuando la sua vita a Moltrasio.
Emilio era marito di Cristina Trivulzio, la quale sposatasi a 16 anni, si divise a 20, sia per la dissolutezza del coniuge, sia per il suo carattere indipendente, che la fece primeggiare nei moti risorgimentali del 1848.
Alla Pliniana, divenuta sua dopo la morte di Emilio, Cristina trascorse brevi periodi con la figlia Maria.
La villa passò poi per parentela ai Trotti Bentivoglio e poi ancora per discendenza ai Valperga di Masino e Caluso.
Avviata ormai ad un lento declino, nel 1983 fu acquistata dagli attuali proprietari (Società Pliniana) che sono molto sensibili al problema della sua rinascita.
Nel maggio 2001 sono iniziati i lavori di restauro della villa tornasca, il cui interno è oggi tristemente spoglio.
La famiglia Valperga, infatti, dopo la vendita del 1983, trasferì infatti altrove i preziosi arredi che abbellivano sale e stanze.
La villa ospitò importanti personaggi fra cui Napoleone, Byron, Volta, Rossini. Vi si ispirò il Fogazzaro per il romanzo "Malombra" e il regista Soldati vi girò l'omonimo film.

Ultimo aggiornamento:
Torna ai contenuti