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Villa Serbelloni -Bellagio-

Argomenti trattati > Como città e territorio > Le ville

Villa Serbelloni (Bellagio)
Qui, secondo la leggenda, sorgeva una villa romana, di Plinio il Giovane, che fu poi trasformata in castello nel Medioevo.
Su quei resti nel secolo XV fu edificata la residenza estiva di un noto umanista milanese, mons. Daniele Birago, vescovo di Mitilene e commendatario dell'abbazia di Piona.
Nel 1489 egli vendette la casa ed i vasti terreni circostanti a Marchesino Stanga, il quale ricostruì l'edificio. Nel 1533 quei beni passarono agli Sfondrati, che ampliarono la proprietà e riattarono la villa, press'a poco alle forme che tuttora conserva.



La famiglia Sfondrati si estinse nel 1788, con la morte del conte Carlo Sfondrati. Questi lasciò per testamento la proprietà al conte Alessandro Serbelloni.
Il restauro costò, all'inizio dell'Ottocento, la cifra di un milione e ottocentomila lire di allora.
L'aspetto esterno della villa, ampio ma di linee semplicissime, non fu modificato; l'interno fu accuratamente decorato nei soffitti a volta e a cassettoni e arricchito da quadri e oggetti d'arte.


Il conte più che al fabbricato si interessò all'immenso parco, che si sviluppa su gran parte del promontorio di Bellagio; un organico parco all'italiana non potè mai esistere data la natura collinosa e in parte rupestre del territorio. Ma lungo il tortuoso viale che sale alla villa sono stati formati larghi gradoni e terrazze, con praticelli cinti da basse siepi e con aiuole fiorite. Il conte fece costruire strade carrozzabili, viali, sentieri per un'estensione totale di 18 km., formando ai lati giardini e terrazze; qua e là gruppi di cipressi, accortamente disposti, aumentano il fascino di questo incantevole parco. Notevoli alcuni palmizi di grandi dimensioni; non venne distrutta la parte più selvaggia del colle, occupata da un fitto bosco di pini silvestri.
Qui, secondo la leggenda, sorgeva una villa romana, di Plinio il Giovane, che fu poi trasformata in castello nel Medioevo.
Su quei resti nel secolo XV fu edificata la residenza estiva di un noto umanista milanese, mons. Daniele Birago, vescovo di Mitilene e commendatario dell'abbazia di Piona.
Nel 1489 egli vendette la casa ed i vasti terreni circostanti a Marchesino Stanga, il quale ricostruì l'edificio. Nel 1533 quei beni passarono agli Sfondrati, che ampliarono la proprietà e riattarono la villa, press'a poco alle forme che tuttora conserva.

La famiglia Sfondrati si estinse nel 1788, con la morte del conte Carlo Sfondrati. Questi lasciò per testamento la proprietà al conte Alessandro Serbelloni.
Il restauro costò, all'inizio dell'Ottocento, la cifra di un milione e ottocentomila lire di allora.
L'aspetto esterno della villa, ampio ma di linee semplicissime, non fu modificato; l'interno fu accuratamente decorato nei soffitti a volta e a cassettoni e arricchito da quadri e oggetti d'arte.


Il conte più che al fabbricato si interessò all'immenso parco, che si sviluppa su gran parte del promontorio di Bellagio; un organico parco all'italiana non potè mai esistere data la natura collinosa e in parte rupestre del territorio. Ma lungo il tortuoso viale che sale alla villa sono stati formati larghi gradoni e terrazze, con praticelli cinti da basse siepi e con aiuole fiorite. Il conte fece costruire strade carrozzabili, viali, sentieri per un'estensione totale di 18 km., formando ai lati giardini e terrazze; qua e là gruppi di cipressi, accortamente disposti, aumentano il fascino di questo incantevole parco. Notevoli alcuni palmizi di grandi dimensioni; non venne distrutta la parte più selvaggia del colle, occupata da un fitto bosco di pini silvestri.

Con la morte del figlio di Alessandro, Ferdinando, ultimo dei Serbelloni, gli eredi affittarono la proprietà ad Antonio Mella che ne fece una dipendenza dell'albergo de la Gran Bretagne; infine nel 1907 gli eredi la vendettero ad una società svizzera che ne fece l'Albergo Villa Serbelloni.


L'albergo venne acquistato da Elia Walker, principessa Della Torre, che lo ritrasformò in abitazione privata, dove visse fino al 1959, prima di lasciare in eredità la villa alla Fondazione Rockfeller di New York, con l'obbligo di mantenerla in ottimo stato e di utilizzarla per il progresso dell'umanità. La villa è infatti destinata oggi a congressi internazionali di studio e di ricerca.


Con la morte del figlio di Alessandro, Ferdinando, ultimo dei Serbelloni, gli eredi affittarono la proprietà ad Antonio Mella che ne fece una dipendenza dell'albergo de la Gran Bretagne; infine nel 1907 gli eredi la vendettero ad una società svizzera che ne fece l'Albergo Villa Serbelloni.

L'albergo venne acquistato da Elia Walker, principessa Della Torre, che lo ritrasformò in abitazione privata, dove visse fino al 1959, prima di lasciare in eredità la villa alla Fondazione Rockfeller di New York, con l'obbligo di mantenerla in ottimo stato e di utilizzarla per il progresso dell'umanità. La villa è infatti destinata oggi a congressi internazionali di studio e di ricerca.

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