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Con il diabete di tipo 1 non si scherza con le diete

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Con il diabete di tipo 1 non si scherza: attenzione ai pericoli delle diete non validate scientificamente
01 GIU - Gentile Direttore,
vorrei prendere lo spunto da un recente articolo pubblicato su Quotidiano Sanità che riguarda la composizione della dieta nei soggetti con diabete di tipo 1, per fare delle considerazioni su questo delicato argomento, anche alla luce di quanto sta accadendo in Italia, dove persone di pochi scrupoli e nessuna preparazione scientifica propagandano sui media questo tipo di dieta come la panacea di tutti i mali (diabete di tipo 1 compreso) e l’elisir di lunga vita, esponendo in questo modo a seri pericoli la salute dei pazienti.
E’ bene intanto precisare che la cosiddetta dieta VLCD (Very Low Carbohydrate Diet) utilizzata in questo studio deve essere considerata a tutti gli effetti una dieta “estrema”. Non si tratta in questo caso di ridurre, ma di quasi eliminare i carboidrati dalla dieta. Sono concessi fino a un massimo di 30 grammi di carboidrati derivati da verdure (l’equivalente di una patata di medie dimensioni o di una porzione media di broccoli) o frutta secca.

Le evidenze
Con la dieta, i tassi di eventi avversi sono risultati bassi, anche se il 68% dei partecipanti ha riferito un’ipoglicemia sintomatica nell’ultimo mese. Solo il 2% ha riportato grave ipoglicemia e solo l’1% ha riportato ricoveri per chetoacidosi diabetica. Inoltre, il controllo glicemico sarebbe stato simile per adulti e bambini. Gli intervistati hanno mostrato soddisfazione per la gestione del diabete con la dieta, ma il 27% non ha parlato del fatto di aderire a un regime alimentare VLCD con il suo medico e solo il 49% ha concordato con lo specialista il fatto di aderire a questa dieta.

I commenti
“Questo risultato è senza precedenti per le persone con diabete di tipo 1, che di solito hanno fluttuazioni di glucosio nel sangue e hanno bisogno di puntare a maggiori livelli di zuccheri per evitare riduzioni critiche”, dice Lennerz, sottolineando, comunque, che si tratta di uno studio osservazionale e che sono necessarie ulteriori ricerche per capire se è un risultato generalizzabile e per confermare la sicurezza di questa dieta, prima di modificare le raccomandazioni di trattamento.
“Se i pazienti scelgono di assumere pochi carboidrati dovrebbero farlo sotto la guida del loro medico, poiché le dosi di insulina e altri aspetti della gestione della malattia potrebbero aver bisogno di essere adattati”, aggiunge la ricercatrice. Secondo Joyce Lee, dell’Università del Michigan di Ann Arbor, “la nutrizione è una parte importante del diabete che spesso non ha la dovuta attenzione. Ci possono essere benefici nella riduzione dei carboidrati, anche se non ai livelli estremi indicati nella VLCD”, ha sottolineato.

Fonte: Pediatrics
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