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Forchettate contro la paura

Argomenti trattati > La Celiachia

Forchettate contro la paura


LA MALATTIA: proteina nascosta nel frumento
Una diagnosi difficile per un disturbo subdolo e diffusissimo - Laila di Naro

È una malattia poco conosciuta, ma la ricerca scientifica ha fatto molti progressi. La celiachia è l'intolleranza permanente al glutine, una proteina presente nel frumento, nell'orzo, nell'avena e nella segale. Tra i cereali tossici, era dannosa anche l'avena. Ma secondo studi più recenti, quella "pura" (non contaminata da glutine nella lavorazione), non risulterebbe lesiva. La patologia è irreversibile. Non esistono cure. Occorre una dieta priva di glutine. La sua diagnosi è difficile da scoprire in quanto i sintomi sono variabili: dai più frequenti come la perdita di peso, l'anoressia, sino ai problemi gastro-intestinali come dissenteria e vomiti, per arrivare a quelli meno tipici come le dermatiti, i dolori addominali, infertilità e aborti ripetuti, e a volte si rischia anche di diventare anemici. Ma in alcuni casi i sintomi non si fanno sentire. Una mancata diagnosi può portare a lesioni e a tumori dell'intestino. E alla morte. (l.d.n.)



Buongustai anche con la celiachia.
Ecco un menù tutto speciale in ristorante e in casa.


Celiachia sconfitta a tavola dai piatti senza glutine
Per una sera si sono seduti in ristorante, a cena, senza paura, con la certezza di poter mangiare tutto. Antipasto, primo, secondo, contorno, anche il cioccolato e le chiacchiere, dolce di stagione. Tutto cucinato senza glutine: l'incubo degli ammalati di celiachia. Appuntamento al ristorante Dulkemele in via Roma 177. Una serata di gala per cinquanta persone di tutte le età, solitamente costrette a evitare i locali pubblici. Brindisi inaugurale a base di sangria, accompagnato da uno stuzzichino, un cartoccio di verdurine in pastella. Atmosfera ideale per parlare dei problemi comuni, della gioia di ritrovarsi tutti insieme davanti a un tavolo imbandito di pietanze giuste. «Normalmente _ spiega Maria Teresa Russa, presidente dell'associazione regionale dei celiaci _ dobbiamo fare estrema attenzione a non ingerire derivati dal grano, orzo, avena e segale non trattati che possano contenere il glutine. Il nostro corpo non li assimilerebbe, finiremmo per star male. Non è stato facile trovare un ristorante che ci assicurasse la nostra cucina. Dobbiamo ringraziare il titolare del ristorante Walter Selleri, non soltanto perché ci ha riservato una sala tutta per noi: ha anche accettato di firmare un protocollo d'intesa con il quale si è impegnato a utilizzare, nella preparazione dei pasti, alimenti consentiti solo ai celiaci e a rispettare, nella elaborazione dei piatti, tutte le norme precauzionali per evitare i rischi di contaminazione». Tra una parola e l'altra c'è chi si è subito tuffato nel buffet o chi, direttamente, si è seduto al tavolo. Menù? Abbastanza ricco. Addirittura con l'imbarazzo della scelta. Risotto ai carciofi, gnocchi di semolino di riso gratinati, lasagnette alle verdurine gratinate, pennette ai frutti di mare, zuppa di lenticchie, crema di piselli. Per i secondi piatti, soddisfatti sia i patiti del pesce che quelli della carne: filetti di cozze alla rucola e aceto balsamico, seppie brasate, cozze gratinate, calamari fritti e polpettine al vino rosso. E per terminare una vasta scelta di dessert, provenienti da Napoli, l'unico laboratorio (Alimenta 2000) in Italia che produce dolci senza glutine: tiramisù, panna cotta alle fragole, crem caramel, torta di mele, chiacchiere, pasticceria secca, e per anticipare la Pasqua, non è mancata la colomba. Nessuna sorpresa neanche nel conto: poco più di 20 euro.

Sorridente, tra i tavoli, Maria Teresa Russa. Come mai l'idea di questa cena? «Per sensibilizzare tutti i ristoranti _ spiega il presidente con aria burrascosa _ e per migliorare la qualità della vita del celiaco. Avessimo finanziamenti probabilmente saremo più sereni». I malati di celiachia non hanno nessun supporto finanziario? «Troppo poco», è la risposta. «Il Servizio Sanitario - prosegue Maria Teresa Russa - ci fornisce gratuitamente la pasta, i biscotti e il pane. Tutto il resto lo dobbiamo pagare di tasca nostra. Milioni. Alcune ditte specializzate nella produzione di alimenti indicati anche per la nostra patologia sarebbero disposte ad aiutarci, ma il Ministro della Sanità non le autorizza e la Regione non firma il protocollo; tra l'altro noi sardi siamo i più danneggiati, vista l'alta incidenza di questa intolleranza alimentare: in Sardegna il rapporto è di un celiaco ogni 80 abitanti, nel resto d'Italia ogni 150. La nostra associazione non riesce a coprire le spese».

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