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Le cure innovative nel diabete rallentano i cali di zuccheri

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Le cure innovative nel diabete rallentano il calo di zuccheri

Gli specialisti: disponiamo di terapie efficaci e sicure, che riducono le complicanze e i ricoveri in ospedale. Le associazioni sollecitano l'Aifa a estendere il ventaglio delle prescrizioni.
Più di tre milioni di italiani hanno il diabete, 371 milioni di persone sono colpite dalla malattia a livello mondiale
Firenze, 25 settembre 2013 - La piaga del diabete non si ferma. «Colpisce oltre tre milioni di persone in Italia, per la precisione l'ISTAT ne ha calcolati tre milioni e trecentomila, senza considerare che un milione di persone nel nostro Paese ha un diabete non diagnosticato» afferma Salvatore Caputo, Presidente di Diabete Italia, l'organizzazione che raggruppa società scientifiche e associazioni di volontariato.
In Italia i malati di diabete non hanno accesso alle cure più innovative (che invece sono garantite in Europa) in seguito a una decisione dell'Aifa. Gli esperti citano l'esempio delle incretine, di cui la scorsa estate l'agenzia per il farmaco ha ristretto la prescrizione. «Le terapie - afferma Stefano Del Prato, endocrinoogo universitario a Pisa, presidente della Società Italiana di Diabetologia e vice-presidente dell'EASD, organizzazione europea di specialisti che ha celebrato il suo ultimo congresso a Barcellona - sono efficaci, sicure, non danno rischio di ipoglicemie e non determinano un aumento del peso. Dovrebbero avere una collocazione in una fase precoce della malattia, anziché essere usate tardivamente e solo su poche categorie di pazienti come vorrebbe in qusto momento l'Aifa».
Il diabete non preoccupa solo per gli aspetti sanitari. In Italia assorbe risorse del Servizio sanitario nazionale per 9,2 miliardi di euro l'anno, con una proiezione di 12 miliardi al 2020. «Non dimenticando - avverte Carlo B. Giorda, Presidente della Fondazione AMD - che pesano sulla comunità, nel complesso, anche i costi derivanti da perdita di produttività».
A incidere in maniera importante sui costi è la crisi (che può insorgere nelle ore notturne) indotta dal calo di zuccheri, ovvero l'ipoglicemia, principale effetto collaterale del trattamento con insulina (è di 2.326 euro il costo di ogni singolo ricovero causato da un episodio grave di ipoglicemia e di 3.489 euro il costo se la crisi causa conseguenze gravi quali eventi cardiovascolari o cadute con fratture).
L'incidenza di ipoglicemie sintomatiche e notturne, spiega Edoardo Mannucci, Direttore Agenzia Diabetologia a Firenze Careggi, è diminuita grazie a soluzioni innovative, che rilasciano una concentrazione di insulina costante, stabile, priva di picchi e continua per almeno 24 ore.
Sulle conseguenze dell'ipoglicemia si sono concentrati diversi studi presentati al congresso europeo. Uno di questi, denominato Hypos-1, condotto da Associazione Medici Diabetologi (AMD) in collaborazione con Consorzio Mario Negri Sud, e il contributo di Novo Nordisk, ha calcolato che almeno un paziente su dieci ha un episodio grave di abbassamento del glucosio nell'arco di 12 mesi, e negli ultimi otto anni questo tipo di inconvenienti è stato responsabile di 128mila ricoveri ospedalieri in Italia, per episodi gravi o cadute, incidenti e altre conseguenze.
Nel diabete di tipo 1, una persona su due sperimenta un'ipoglicemia severa l'anno, mentre le ipoglicemie sintomatiche sono estremamente frequenti; mentre nel diabete di tipo 2, una persona su dieci ha un'ipoglicemia severa l'anno e tre su quattro un'ipoglicemia sintomatica.
Per limitare l'incidenza degli episodi di ipoglicemia severa e sintomatica nelle persone con diabete di tipo 1 e 2, e migliorare la qualità di vita, abbattendo i costi diretti e indiretti delle complicanze, è stata sperimentata anche in Italia l'insulina degludec, analogo basale dell'insulina caratterizzato da durata d'azione superiore alle 24 ore e con effetto distribuito uniformemente nel corso della giornata, un profilo glicemico più stabile con un'importante riduzione del rischio di ipoglicemia. «A parità di riduzione di emoglobina glicata, nel programma di sviluppo clinico BEGIN®, degludec, rispetto ad altre insuline, era associato ad un minore tasso di ipoglicemia notturna sia nel diabete tipo 1 (-25%) sia nel tipo 2 (-17%). La disponibilità di questa nuova insulina, che all'occorrenza permette anche flessibilità nell'orario di somministrazione da un giorno all'altro, potrebbe rappresentare - affermano gli esperti - un passo avanti per la terapia».

tratto da www.quotidiano.net

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