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Staminali per combattere il diabete

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Staminali per combattere il diabete: la ricerca del pugliese Gaetano Faleo
Il diabete mellito di tipo 1 riguarda il 10% dei diabetici e colpisce principalmente bambini e adolescenti. Purtroppo negli ultimi anni l’incidenza della malattia è aumentata notevolmente ma una nuova ricerca, condotta dal dott. Gaetano Faleo, offre una terapia più efficace

Il diabete mellito di tipo 1 riguarda il 10% dei diabetici e colpisce principalmente bambini e adolescenti. La produzione di insulina da parte delle cellule beta nel pancreas viene soppressa o fortemente ridotta a causa della distruzione di queste stesse cellule da parte del sistema immunitario. Purtroppo negli ultimi anni l’incidenza della malattia è aumentata notevolmente: solo in Italia ci sono circa 300.000 pazienti affetti dal tipo 1. Ma una nuova ricerca, condotta dal dott. Gaetano Faleo apre le porte ad una terapia più efficace.
Da sempre appassionato di medicina dopo la maturità, conseguita al Liceo Scientifico “Alessandro Volta” di Foggia, si laurea con 110 e lode presso la Facoltà di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche a Bologna. Dopo la laurea si reca a Parigi, al centro di ricerca INRA, per studiare gli effetti di un farmaco antitumorale. In seguito intraprende il Dottorato di Ricerca sotto la direzione del Professor Carrieri alla “Clinica Urologica e Centro Trapianti di Rene” degli Ospedali Riuniti di Foggia. Svolge un progetto di ricerca incentrato sul trapianto di rene che vede la collaborazione dello “Starzl Transplantation Institute” di Pittsburgh (U.S.A) uno dei centri di trapianti più prestigiosi al mondo. Questa prima ricerca di Faleo ha portato all’avvio di una sperimentazione clinica negli Stati Uniti per valutare gli effetti del monossido di carbonio per migliorare la preservazione del trapianto renale. Dopo questa esperienze si trasferisce al Diabetes Research Institute di Miami, del Direttore italiano Camillo Ricordi per iniziare il postdoc focalizzato sul trapianto di isole pancreatiche per la cura del diabete di tipo 1. Nel 2010 si trasferisce all’Università della California a San Francisco per continuare la mia formazione sul diabete di tipo 1. Qui si occupa della messa a punto di nuovi sistemi di incapsulamento di cellule staminali per la protezione contro il rigetto che hanno portato nel 2014 al primo trial clinico di cellule staminali per il diabete di tipo 1. Inizia da qui la ricerca di cui parleremo.
Partiamo dal principio. Ci spieghi cos’è il diabete, in particolare il diabete di tipo1.
Questa patologia, un tempo anche chiamata diabete giovanile, riguarda il 10% dei casi di diabete e si manifesta prevalentemente durante l’infanzia e l’adolescenza. Nel diabete di tipo 1, la produzione di insulina da parte delle cellule beta nel pancreas viene soppressa o fortemente ridotta a causa della distruzione delle cellule beta da parte del sistema immunitario. Attualmente in Italia ci sono circa 300.000 malati di tipo 1, e purtroppo negli ultimi decenni l’incidenza della malattia è aumentata notevolmente.
Cosa causa questa patologia? La si può prevenire?
Le cause di questa malattia sono ancora sconosciute ma, al momento ci sono molte teorie al merito: si pensa che alla base dello scatenarsi della patologia ci sia un virus, altri ritengono che la causa scatenante sia una forte reazione immunitaria a fattori ambientali. Altre teorie ancora sostengono che la ragione sia un’eccessiva igiene durante l’infanzia. In sintesi la comunità scientifica ancora oggi non ha capito con certezza le cause scatenanti del diabete.
Parliamo della ricerca. Da quanto tempo ci stava lavorando?
Ho iniziato a lavorare su un progetto per la cura del diabete di tipo 1 con il trapianto di isole pancreatiche dal 2007 quando ho iniziato a lavorare all’Università di Miami, uno dei centri di ricerca di diabete più grandi ed importanti degli Stati Uniti e del mondo. Poi nel 2010 ho avuto l’opportunità di trasferirmi all’Università della California a San Francisco per mettere appunto la prima terapia al mondo con cellule staminali per curare il diabete di tipo 1.
La terapia è applicabile a tutti i pazienti? Ci sono soggetti a rischio?
Se la sperimentazione clinica dimostrerà che la terapia con le cellule staminali è efficace e sicura, questa potrà essere impiegata per tutti i pazienti di tipo 1 e soprattutto per i pazienti a rischio che non riescono a controllare efficacemente i livelli di glucosio con le iniezioni di insulina. La cura con le cellule staminali potrebbe dare buoni risultati anche per il trattamento delle complicanze dovute al diabete su altri organi, come le neuropatie, nefropatie e retinopatie.
Quale sarà il futuro della terapia? Ci sono sviluppi in corso e fra quanto tempo potrà essere praticata?
È difficile prevedere il futuro di questa terapia che è ancora agli albori. Al momento con il gruppo con cui lavoro stiamo cercando di migliorare la cura con le cellule staminali sotto vari punti di vista: rendendo le cellule beta più potenti e più resistenti dopo il trapianto. Un altro aspetto su cui stiamo lavorando è come rendere più efficace la capsula di rivestimento in cui le cellule beta vengono trapiantate per prevenire il rigetto del trapianto. La mia previsione è che questa terapia potrà essere a disposizione di tutti i pazienti diabetici prima di 5 anni.
Ha ricevuto il “TTS-CTS Scientific Award”, un riconoscimento annuale della Transplantation Society and the Cell Transplant Society di Montreal (Canada). Di cosa si occupa questa società?
La “Transplantation Society” e la “Cell Transplant Society” sono due società non governative la cui missione è di stabilire le linee guida mondiali per i trapianti d’organi umani e di promuovere programmi per la formazione di medici e scienziati nel campo dei trapianti.

Di cosa si occuperà dopo?

Anche se la prima sperimentazione clinica è partita nel 2014, il lavoro non è affatto finito. Al momento stiamo già lavorando a come rendere più efficace la terapia attualmente in uso ed allo stesso tempo stiamo mettendo a punto delle strategie più a largo respiro che porteranno dei risultati in un futuro più lontano.
Ha un messaggio per tutti quei giovani disposti a tutto pur di concretizzare i propri sogni?
A tutti quei giovani che stanno per fare delle scelte importanti per il proprio futuro sia personale che lavorativo, mi sento di incitarli fortemente a scoprire sé stessi ed i loro talenti, a capire cosa vogliono fare nella vita e quali sono i loro obiettivi. Li incoraggio a mettere in pratica le loro capacità cercando di migliorarsi sempre e di non aver paura a chiedere aiuto ad insegnanti o persone che lavorano nello stesso settore per aiutarli a crescere. Ma soprattutto ho un messaggio per quei giovani che sognano una cura per il diabete di tipo 1: tenete duro, la terapia per il diabete è vicina!
10/01/2017
Ultimo aggiornamento:
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