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Eventi AGD > Convegni ed Assemblee > 2° Convegno Nazionale 2013


Nella suggestiva cornice del Castello di Casiglio, immerso nella verde e lussureggiante Alta Brianza è tenuto il
2° Convegno Nazionale per la Ricerca sul Diabete Mellito di tipo 1
organizzato dall'AGD Como, Associazione Comasca per l'aiuto ai giovani diabetici -Onlus-

Hotel Castello di Casiglio
Via Cesare Cantù, 21
22036 Erba Como
Telefono:
031 627288
http://www.hotelcastellodicasiglio.it/



Storia
Il Castello di Casiglio si erge su un’altura con orientamento nord-est, direzione cardinale tipicamente prescelta in periodo medievale per le strutture fortificate. La sua autentica data di nascita risale al 900 d.C. quando sull’altopiano si innalzava un avamposto militare in cui due accessi con volta a botte introducevano nel nucleo centrale a pianta quadrata, all’interno della cui corte era situato un pozzo.
Al 1100 risalgono il primo piano e la torre a pianta quadrata. Nel 1200 l’edificio fu ampliato e la corte perse la sua caratteristica di struttura centrale. I resti del nucleo più antico sono visibili nella facciata che guarda verso il cimitero. Esso era originariamente costituito da quattro locali allineati costruiti su due piani più un seminterrato oltre che da una torre e da un muro di delimitazione tra il Castello e la Chiesa.
Si racconta che la costruzione del Castello, così come noi la vediamo, sia stata voluta dal Cardinal Beltramino, il personaggio più influente della famiglia Parravicini vissuta durante la prima metà del XVI secolo. Un documento dell’archivio parrocchiale, tuttavia, riferisce della nascita di Beltramino all’interno del Castello, lasciando intuire che egli non lo abbia fondato, ma semmai restaurato e portato a splendore.
Durante la sua esistenza ricoprì vari e importanti incarichi: fu avvocato della Corte Pontificia; nel 1336 Vescovo a Chieti, Nunzio Apostolico presso il Re d’Aragona; Vescovo di Como nel 1339; nel 1340 Vescovo di Bologna ed ivi Nunzio Governativo e legato a Latere per il Papa Benedetto XI.
Morì alla corte del Papa in Avignone nel 1351 e, per suo stesso desiderio, fu trasferito e sepolto nella Chiesa di Casiglio.
Si dice che il suo cadavere sia stato trovato intatto alla riapertura della tomba nel 1941 per spostare la salma, ma gli abiti erano a brandelli e l’anello al dito del Vescovo mancava. Ciò suscitò un forte clamore tanto che la gente pensò ad un miracolo e Beltramino fu proposto per la beatificazione.
Il Castello costruito in pietra con pianta a “U” e torre angolare, faceva parte della Pieve d’Incino. Nonostante i frequenti viaggi che lo costringevano lontano da Casiglio, il Cardinale fu sempre legato al Castello nel quale volle porre la sede di rappresentanza della sua famiglia a dimostrazione dell’importanza da essa acquisita.
Alla sua morte i lavori furono fatti proseguire dal fratello ed erede Guglielmo, detto “Zuccone”, e dopo la sua scomparsa dall’erede Giovanni morto il 6 Agosto 1400 quando l’opera era stata ultimata.
Durante il 1400 il Castello divenne probabilmente sede del Console di Giustizia di Milano e la costruzione fu restaurata ed adibita in parte a servizi pubblici. Fu proprio in questo periodo che vennero affrescate le pareti del piano superiore e l’edificio venne ampliato, senza però modificare la struttura dell’impianto esistente. Nei secoli successivi la struttura centrale fu sviluppata con strutture secondarie di contorno poi riutilizzate ad uso rurale.
Nell’età sforzesca appartenne ai Conti Del Verme.
Nella seconda metà del 1500 il Castello passò dai Parravicini alla nobile famiglia dei Galimberti. Poi se ne appropriarono di volta in volta i vari nuclei familiari della borghesia locale.
Nel 1656 il feudo ritornò alla famiglia Parravicini. Pare che nel 1700 un incendio abbia devastato la torre originaria che fu poi ricostruita sul lato sinistro del Castello.
Nel 1800 la fortezza fu restaurata ed adibita a residenza nobiliare; nella seconda metà del secolo la loggia superiore venne rifatta.
Nel Castello furono raccolte importanti collezioni riunite dal proprietario dell’epoca: Giovanni Cavalleri.

Egli radunò ben 22.000 monete antiche, 10.600 volumi d’arte e storia antica, svariate armi medioevali, abiti, costumi antichi, reperti archeologici locali.
E’ rimasta famosa la visita del Re Vittorio III, allora principe ereditario, che nel 1890 si recò a Casiglio ove acquistò un quattrino che entrò a far parte della sua prestigiosa collezione numismatica. Purtroppo le celebri collezioni del Cavalleri andarono poi disperse tra gli eredi ed il Castello fu abbandonato. In seguito fu adibito esclusivamente a lavori agricoli per poi essere trasformato in rustico.
La nuova zona di residenza divenne Villa Elena.
Nel 1985 il Castello, ormai fatiscente ed inagibile, fu interamente ristrutturato, ripristinando ogni parte originaria senza apporre variazioni all’originale impianto strutturale. Durante i lavori, condotti sotto la direzione artistica della soprintendenza ai Beni Ambientali ed architettonici di Milano, sono state poste in luce le originali pavimentazioni medioevali in lastroni di pietra, cotto e ciotoli di fiume. Particolare cura è stata inoltre riservata agli affreschi murali del 1400.


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