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Quasi un pancreas artificiale

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Quasi un pancreas artificiale
I misuratori in continuo della glicemia sono sempre più spesso associati ai microinfusori. Con quali vantaggi?

Si chiamano sistemi per il monitoraggio in continuo del glucosio (in sigla CGM - Continuous Glucose Monitoring) e sono in grado di valutare innumerevoli volte al giorno la concentrazione di glucosio nell’organismo. Merito di un sensore inserito nel sottocute dell’addome, che ha una durata limitata (alcuni fino a sette giorni) e che misura 24 ore su 24 la concentrazione di glucosio nel liquido interstiziale presente nello strato di grasso sottocutaneo.
Un lettore molto simile a quello presente in un glucometro traduce i dati rilevati in valori che, una volta collegati fra loro mostreranno sul display dello strumento l’andamento glicemico. Il rapporto fra la concentrazione di glucosio nel liquido interstiziale e nel sangue è accurato ed è necessario calibrare lo strumento almeno due volte al giorno attraverso determinazioni glicemiche effettuate con il glucometro. I dati raccolti possono essere scaricati facilmente su PC e visualizzati in grafici o diari glicemici.

I sistemi per il monitoraggio in continuo del glucosio sono spesso prescritti ai pazienti in terapia con microinfusore per un utilizzo continuativo. «Non vi è dubbio che l’abbinamento tra CGM e CSII permetta un miglioramento durevole dell’equilibrio glicemico in termini sia di variabilità glicemica, sia di emoglobina glicata», afferma Stefano Genovese, responsabile della Diabetologia del Gruppo Multimedica. «Se il microinfusore è il gold standard nella terapia della persona insulinodipendente, l’abbinamento CGM + CSII è, per così dire, la strategia terapeutica ottimale».

«Il CGM è di grandissimo aiuto al diabetologo per impostare gli schemi basali iniziali e adeguarli nel corso del tempo. In particolare è di grande aiuto per impostare uno schema basale notturno corretto, ma soprattutto è utile al paziente per capire come adeguare le sue scelte di vita e come utilizzare al meglio lo strumento: pensiamo ad esempio ai boli alternativi», continua Genovese, «i dati del CGM fanno capire molto bene quando è il caso di usare un bolo ‘a onda quadra’ o ‘suddiviso’ o ‘misto’».

Occhio alla freccia
I modelli più avanzati di CGM non si limitano a visualizzare il dato e a memorizzarlo, ma indicano anche – con delle frecce – l’andamento della glicemia nel tempo (trend). «È importante fare in modo che queste informazioni e questi segnali rappresentino un aiuto e non uno stress per la persona con diabete», rileva Genovese. «Ad ogni modo così come non esiste la terapia valida per tutte le persone, non esiste la terapia valida per tutta la vita di una persona e un paziente potrebbe utilizzare il CGM solo per una parte della sua vita. In una fase di forte scompenso per motivi metabolici – pensiamo alla pubertà o alla menopausa – o per esterni motivi contingenti».

Training specifico
La persona con microinfusore che utilizza il CGM deve affrontare un training specifico per imparare non solo a inserire e cambiare il sensore, «ma anche a interpretare correttamente i segnali, tenendo presente che la concentrazione di glucosio nel liquido interstiziale segue con un ritardo di circa 10-15 minuti quel che avviene nel sangue». Pertanto quando si vuole intervenire sulla terapia è necessario confermare il valore del CGM con un valore ottenuto con il glucometro. «Inoltre non bisogna esagerare nelle reazioni, non sempre è il caso di correggere un aumento o un calo della glicemia. A volte, così facendo si ottiene un effetto ‘rimbalzo’ che a sua volta andrà corretto. Insomma», conclude il responsabile della Diabetologia di Multimedica, «avere 270 ‘glicemie’ al giorno invece di 5 o 6, è molto utile ma oltre all’informazione ci vuole anche la conoscenza e una certa saggezza».

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